Prodi e Casini preparono le scarpe a Bertinotti

Le riforme sono la prima priorità per il rilancio del Paese, ma ad ostacolarle c'è la sinistra radicale. I comunisti vorrebbero evitare che a farne le spese siano sempre le solite categorie. Ma l'Europa per prima e in secondo la necessità di ammodernare il Paese, le rendono quasi necessarie. Va precisato che in realtà non sempre la condizione economica e sociale dei cittadini vengono migliorate, anzi, a volte sono addirittura  peggiorate (vedi riforma Moratti o riforma delle pensioni DINI). Tuttavia per poterle varare, si ha in primo luogo la necessità di una maggioranza solida e decisa in Parlamento, e, in secondo luogo, la condivisione dei cosiddetti poteri forti del Paese. L'attuale governo può contare soprattutto sulla seconda possibilità, molto meno sulla prima. Inoltre a non far dormire sonni tranquilli all'Unione è la risicata maggioranza al Senato peraltro garantita  con i voti dei senatori a vita, tra i quali Andreotti. Fare riforme profonde con i voti di questi ultraottantenni, peraltro non votati dal popolo, sarebbe immorale e probabilmente l'opinione pubblica non lo accetterebbe. Per ovviare a ciò, c'è un disegno ben preciso, avallato da Prodi e portato avanti dai suoi fedelissimi, che vede la rottura con Rifondazione Comunista e un successivo accordo con l'Udc, vero e proprio ribaltone. A denunciarlo è l'editoriale di Liberazione  di ieri (quotidiano organo del Prc).  Dentro Rifondazione, è ovvio, non è che l'idea piaccia molto. Ma il distacco dell'ala sinistra della coalizione si poteva leggere tra le righe già alle prime dichiarazioni di Prodi sulla coalizione. «Bertinotti? Lui ubbidisce», disse il Professore in una puntata di «Porta a porta» prima delle elezioni, suscitando l'astio dei militanti. Fino ad arrivare all'intervista – poi rettificata – di un paio di settimane fa, quando definì Rifondazione e Comunisti Italiani «folklore». Interessante è notare che, se fosse vera la strategia neocentrista delineata da «Liberazione», l'Udc prenderebbe la strada delineata da Tabacci tempo fa: convergere con la Margherita, e fare un terzo polo centrista, riunendo i reduci della Dc. Se ciò fosse confermato, ancora una volta gli elettori sarebbero trattati come un'appendice del potere politico, buoni soli a garantire le poltrone ai potenti e a tenerne le parti a mo' di un tifoso di calcio. Ovviamente la nuova maggioranza potrebbe contare su forze politiche più propense al riformismo, anche più sfrenato, e si liberebbero definitivamente dalla "zavorra" della sinistra radicale. Una vera e propria vergogna che ci farebbe perdere per l'ennesima volta la faccia nei confronti degli altri stati europei, in questo caso forse qualche norma antiribaltone non sarebbe proprio male!
Prodi e Casini preparono le scarpe a Bertinottiultima modifica: 2006-06-23T08:34:41+02:00da io_califfo
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento